onthebreadline_belgrado

La Sava ed il Danubio si prendono per mano in un punto preciso di Belgrado, questa strada d’acqua arriva nel Black sea e poi corre verso Istanbul la mia prossima tappa.
L’acqua è uno specchio su cui riflettere, ragiono su tutto quello che questo territorio così complesso si porta dietro. In lontananza vedo i palazzi dalla Nuova Belgardo / Novi Beograd che hanno lasciato il segno della Repubblica Socialista Federale della Jugoslavia nell’architettura “brutalista” il béton brut. Il mio sguardo si ferma però su un nuovo complesso chiamato Waterfront: in una notte hanno sfrattato dalle case le persone che abitavano lungo il fiume per dare spazio a questo “progetto di rinascita sull’acqua”. Il miraggio del capitalismo sta cancellando l’identità di questo paese.
Il Danubio silenziosamente ci parla ancora, trasportando tutti questi pensieri.

Segno la Breadline seguendo la linea tracciata dello scrittore serbo-croato Predrag Matvejević nel suo libro Pane Nostro chiarisce bene: «mi sono reso conto di come culture lontane avessero nel grano delle radici in comune. È la storia delle prime farine dei nomadi, delle sacche dei viandanti e del pane dei frati: che è lo stesso dei mendicanti e dei carcerati»