La linea del Mediterraneo ad Atene

atene

Sono arrivata ad Atene da ormai più di una settimana la linea del Mediterraneo è sempre più netta segnata dal celeste del cielo ed il bianco delle case che brillano per tutti i pannelli solari disseminati sui tetti della città…

Girando in lungo ed in largo dal centro di Atene verso la costa del Pireo si incrociano molte fabbriche chiuse o abbandonate, sono come i relitti del cimitero delle barche che ho visto a Eleusi. Restano delle cattedrali nel deserto, dei luoghi distopici dove il sole batte sul silenzio di macchinari ormai fermi. Non conviene più lasciare attivo un luogo che ha troppi costi di manutenzione, così dopo il 2008 molte fabbriche sono diventate mute, rassegnate al loro destino…

1 maggio lungo la Breadline

On-the-breadline,-photos-from-the-set,-Belgrade.-Courtesy-of-the-artist

Buon Primo Maggio lungo la breadline!
Si, è per il pane che combattiamo, ma noi combattiamo anche per le rose! Mentre marciamo e marciamo, noi portiamo giorni grandiosi. La riscossa delle donne significa la riscossa dell’umanità. Non più chi si massacra di lavoro e chi ozia, i tanti che soccombono alla fatica e i pochi che riposano, ma la condivisione delle glorie della vita: pane e rose! Pane e rose!“🌹

Nella Ex -Yugoslavia esisteva una forte tradizione femminista nata durante la metà degli anni 70 con la creazione del gruppo “Zena i Drustvo” (Società delle Donne) che si ispirava al Marxismo, seguiva le teorie post-strutturaliste del femminismo francese, della psicologia e dalla nuova antropologia ma faceva anche riferimento alla tradizione partigiana Yugoslava che si basava su teorie di emancipazione delle donna.
Di tutto questo resta ben poco e anche nei Balcani non esiste ad oggi parità di diritti nella donna sia nel lavoro che nella società in generale rispetto all’uomo. Anche nelle manifestazioni di piazza le donne vengono strumentalizzate secondo gli stereotipi cari alla politica di Vucic.

In conversazione con Alekandra Mijalokovica giornalista del quotidiano serbo Politika, Belgrado Aprile 2019

Il confronto di due ore che ho avuto Aleksandra Mijalokovic del Politika – il miglior quotidiano serbo – nella grande sala delle conferenze di questo storico giornale serbo, mi è rimasto cucito addosso. Ci siamo incontrate sulla mia breadline, lei mi ha chiesto in modo approfondito le ragioni del mio progetto.. il suo feedback è stato molto utile e positivo per capire ancora una volta un territorio così complesso.

La Sava ed il Danubio si prendono per mano in un punto preciso di Belgrado, questa strada d’acqua arriva nel Black sea e poi corre verso Istanbul la mia prossima tappa.
L’acqua è uno specchio su cui riflettere, ragiono su tutto quello che questo territorio così complesso si porta dietro. In lontananza vedo i palazzi dalla Nuova Belgardo / Novi Beograd che hanno lasciato il segno della Repubblica Socialista Federale della Jugoslavia nell’architettura “brutalista” il béton brut. Il mio sguardo si ferma però su un nuovo complesso chiamato Waterfront: in una notte hanno sfrattato dalle case le persone che abitavano lungo il fiume per dare spazio a questo “progetto di rinascita sull’acqua”. Il miraggio del capitalismo sta cancellando l’identità di questo paese.
Il Danubio silenziosamente ci parla ancora, trasportando tutti questi pensieri.

Segno la Breadline seguendo la linea tracciata dello scrittore serbo-croato Predrag Matvejević nel suo libro Pane Nostro chiarisce bene: «mi sono reso conto di come culture lontane avessero nel grano delle radici in comune. È la storia delle prime farine dei nomadi, delle sacche dei viandanti e del pane dei frati: che è lo stesso dei mendicanti e dei carcerati»

L’acqua è uno specchio su cui riflettere

onthebreadline_belgrado

La Sava ed il Danubio si prendono per mano in un punto preciso di Belgrado, questa strada d’acqua arriva nel Black sea e poi corre verso Istanbul la mia prossima tappa.
L’acqua è uno specchio su cui riflettere, ragiono su tutto quello che questo territorio così complesso si porta dietro. In lontananza vedo i palazzi dalla Nuova Belgardo / Novi Beograd che hanno lasciato il segno della Repubblica Socialista Federale della Jugoslavia nell’architettura “brutalista” il béton brut. Il mio sguardo si ferma però su un nuovo complesso chiamato Waterfront: in una notte hanno sfrattato dalle case le persone che abitavano lungo il fiume per dare spazio a questo “progetto di rinascita sull’acqua”. Il miraggio del capitalismo sta cancellando l’identità di questo paese.
Il Danubio silenziosamente ci parla ancora, trasportando tutti questi pensieri.

Segno la Breadline seguendo la linea tracciata dello scrittore serbo-croato Predrag Matvejević nel suo libro Pane Nostro chiarisce bene: «mi sono reso conto di come culture lontane avessero nel grano delle radici in comune. È la storia delle prime farine dei nomadi, delle sacche dei viandanti e del pane dei frati: che è lo stesso dei mendicanti e dei carcerati»

Il richiamo dei Balcani

onthebreadline_belgrado

L’esplorazione di Beograd/Belgrado è cominciata, non faccio altro che camminare da quando la mia breadline mi ha portata fin qui. Sto raccogliendo tracce, testimonianze, per provare a farmi un’idea della Yugo di una volta e della Serbia di oggi. Mettere insieme le due facce di una città non è semplice.
Dai luoghi che attraverso trapela un passato remoto decoroso ed indentitario molto forte, un passato prossimo doloroso ed ostile ed un futuro molto incerto. L’Europa da qui appare diversa, così la Russia e gli USA, il posizionamento ed i punti di vista sono importanti per capire dove sono.

La mia Breadline sta prendendo forma! Tra il Danubio e la Sava emerge Belgrado con tutta la sua forza, con tutte le sue ferite e contraddizioni.. il richiamo dei Balcani mi ha portata fin qui!

“Se è vero che non di solo pane vive l’uomo, cercherò di spingermi sulla “breadline” e dare voce e forma a questa linea che seguirò. Il mio “canto” personale prenderà il ritmo di una vecchia macchina da scrivere, sulla quale trascriverò il mio diario di bordo giorno per giorno. Le mie annotazioni faranno da eco alle note cantate, in quattro lingue diverse, dai cori. Il lavoro artistico nasce per me dall’incontro: in questo caso con il territorio – di cui seguirò segni e tracce – e con un coro formato da sole donne. Ho scelto di declinare solo al femminile questo progetto perché credo che oggi più che mai ci sia il bisogno di prendere la parola e dare voce. Credo che questo “gesto poetico” sia necessario, non solo per raccontare un lungo passato di lotte e proteste per parlare profondamente del nostro presente”

l richiamo dei Balcani… la casa del passato dove abito guarda il presente cercando di capirne i conflitti e le “questioni” aperte..

Belgrado, l’incipit della mia breadline

belgrado

Arrivata a Beograd! La città che mi ricorda Berlino e che sembra un po’ Istanbul, la dominazione ottomana è scritta negli edifici e nei piatti che ti servono a tavola.
È tutta così pulita, ordinata.. ho lasciato una Roma nel caos di una primavera che stava per sbocciare tra la spazzatura lasciata per strada e le ultime manifestazioni che ho fatto in città dall’8 marzo a quella del Clima con gli studenti dell’Accademia.
Ed è proprio dei questa proteste che sono venuta a cercare le voci, ho deciso di tracciare questa breadline e Belgrado è l’incipit, la mia prima tappa.Oggi in aeroporto mi sono resa conto – per la prima volta – che la mia immaginazione nuovamente sta prendendo forma, che grazie anche ad Italian Council io sono arrivata fin qui ed ho l’opportunità di dire e di raccontare. Sento la responsabilità di questo “privilegio” questo mi emoziona e mi rende impaziente di arrivare.
Il viaggio con Alitalia è tranquillo inutile nascondere che penso volo dell’Ethiopian Arilines di quella “parte sana del nostro Paese” che ora non c’è più… perché muoversi? Perché partire sempre? Ci sono delle vite che funzionano così, è non è un giare intorno a se stessi ma è un andare a cercare nell’altrove anche parti di sè. Perché come diceva il buon Troisi in ricomincio da tre chi parte sa da cosa scappa ma non sa quello che trova..